
Il Castello Ducale
Il Castello di Faicchio, denominato nei documenti d’investitura feudale Rocca Nova, sorge in posizione strategica al centro del paese, su uno sperone di roccia che domina la Valle del Titerno. È proprio la strategia della sua posizione che ha fatto supporre a storici ed archeologi che la primigenia costruzione delle sue mura possa risalire ad epoca antichissima, addirittura sannita (VI sec, a.C.). Sicuramente i Longobardi (VII – X secolo d.C.) tennero la Rocca di Faicchio posta a protezione del Gastaldato di Telese. Dopo il dominio longobardo, furono i Normanni a governare su Faicchio e sulle zone limitrofe.
Nel corso del 1300, il castello fu oggetto di restauri ed ampliamenti, che sicuramente lo ingentilirono, senza togliergli del tutto il rude aspetto di maniero difensivo. Spodestati i Sanframondo, rei d’aver partecipato alla rivolta dei baroni, i nuovi dominatori gli Aragonesi misero in vendita il castello, che dopo alterne vicende nel 1337 giunse nelle mani della famiglia Monsorio che lo tenne fino al 1520.
Le forme attuali del castello risentono pesantemente del restauro seicentesco voluto dai signori De Martino. L’iscrizione in pietra marmorea sul portone d’ingresso del palazzo riporta l’anno in cui il nuovo feudatario Gabriele De Martino prese possesso del castello, il 1612; la lapide fu posta ad opera del pronipote e Duca Gabriele nel 1722. La famiglia De Martino tenne il castello fino alla soppressione dei diritti feudali.

Un meritorio intervento di restauro, che salvò dalla rovina il castello, fu quello del 1962 ad opera della famiglia Fragola che lo aveva precedentemente acquisito.
Un ultimo intervento di restauro degli ambienti interni si è avuto negli anni tra il 2016 e il 2018. Nel 2022 è stata restaurata tutta la facciata del castello.
Oggi il castello è una meravigliosa location per matrimoni ed eventi.




L’edificio ha la forma di poligono irregolare, i cui lati sono raccordati tra loro da tre torrioni. La struttura richiama il celebre “fratello maggiore” di Napoli, ossia il Maschio Angioino. I torrioni, infatti, seppure in proporzioni ridotte, poggiano su basi tronco-coniche come quelli del castello partenopeo. Di torri ne sopravvivono solo tre essendo una torre crollata, probabilmente a causa di uno dei tanti terremoti che sconvolsero la valle telesina, e non fu più ricostruita, nè ve ne resta traccia alcuna lungo il perimetro murario; anche per questo motivo qualche esperto contemporaneo ha avanzato la tesi che la quarta torre non era mai stata costruita e che il castello avesse solo tre torri. Il portale è ornato da una corona di bugnato, composta da rocchi alternativamente stretti e larghi, secondo la maniera seicentesca. La volta a botte dell’ingresso immette in un largo cortile scoperto dove si possono ammirare le belle forme seicentesche volute e fatte realizzare dai De Martino. Sul lato destro presenta un porticato ad archi e pilastri, coperto da volte a vela, che sorregge un terrazzo protetto da una balaustra con anelli in tufo locale scuro. Con questo stesso materiale sono costruiti fregi, decorazioni varie e gli stemmi che ornano il terrazzo più piccolo, affacciato sulla sottostante Piazza Roma.
Da ammirare è una bella e ben conservata scala a chiocciola in tufo grigio scuro, composta di tante mensole sagomate a gradino, ognuna di un sol blocco di tufo. Molto suggestivo anche il campanile che affaccia sulla piazza, del XVIII secolo.
In alto sul portone dell’ingresso principale sono ancora visibili dei fori necessari allo scorrimento delle catene del congegno di manovra del ponte levatoio, mentre nelle spesse mura delle torri si notano ancora strette aperture verticali, piuttosto larghe dal di dentro, da dove venivano scagliate le armi di pietra contro gli aggressori.
I sotterranei del castello sono profondi e impraticabili, perché in parte ostruiti, mentre il locale del carcere, un buio antro a pianterreno, è in buono stato consentendo ancora la visione di indecifrabili e antiche iscrizioni con rozze croci, forse testimonianza di poveri prigionieri in catena. Una leggenda popolare tramanda che nella Cappella del castello si trovava un gran quadro raffigurante Santa Barbara che, dopo le pie funzioni religiose, si faceva baciare al condannato. Questi nell’accostarsi al quadro, poneva a sua insaputa i piedi su di una botola, nascosta nel pavimento, che si apriva e inghiottiva, irreparabilmente, il povero carcerato.

Ulteriori info sul Castello sono disponibili sul sito ufficiale: www.castellodifaicchio.it
