
Storia di Faicchio
La storia di Faicchio inizia dall’Età Neolitica, come testimoniato dai numerosi reperti archeologici reperiti sul territorio della valle, mentre i resti delle mura megalitiche sui monti Acero e Monaco costituiscono la prova dell’esistenza di una civiltà sannita nel IV secolo a.c..
Nel libro XXIV cap.X Livio nomina una città sannita, espugnata nel 538 da Fabio Massimo, con il nome di Faifolae. Non è facile stabilire la derivazione del toponimo Faicchio;forse deriva da Faifolae, campo di fave o terra ricca di faggi, o ancora da Fabius hic. Mentre il nome del Titerno, torrente che scorre nella valle tra i due monti, è forse risalente all’antica leggenda che vede protagonista lo stesso Fabio Massimo: in occasione della morte del figlio Tito, annegato in queste acque durante la guerra contro i Sanniti, il temporeggiatore avrebbe pronunciato la frase: «Tito, qui sei morto e qui vivrà in eterno». Per soppressione di parole la frase divenne: Tito eterno e quindi Titerno.
La prima datazione certa della città risale al 1151, al tempo in cui, mentre si preparava la terza crociata per la liberazione dei Luoghi Santi da parte di Guglielmo II d’Altavilla detto il Buono, si cita per la prima volta questo feudo, dominato da Guglielmo I Sanframondo, con il nome di Favicella.
È evidente quindi, che «una vita organizzata sin dal periodo del medioevo esisteva in questa terra: vita organizzata che, se anche non catalogata dalla storia, non sembra essersi perduta nei tempi come non sono andati perduti quei ruderi che, a sud-est, fuori dalle mura perimetrali del castello, con un visibile enorme masso calcareo, sembrano testimoniare la base di un abbandonato confine, il poderoso confine della primitiva arce». ¹
Il feudo di Faicchio fu proprietà dei Sanframondo fino al 1467, dopo questa famiglia cambiò diversi proprietari: prima passò per vendita, a Pietro Cola De Alessandro, presidente della Regia Camera di S. Chiara, in seguito, nel 1479, al Maggiordomo del Re Ferrante, Giovanni Monsorio , nel 1538 fu acquistato da Gunello Origlia e ancora nel 1594 il feudo passò Francesco Antonio De Stadio. Dal 1467 al 1612, in un secolo e mezzo circa, l’Università di Faicchio vide nel suo castello l’avvicendarsi di ben 5 famiglie di Utili Padroni. L’amministrazione civica era detta all’epoca Università, in quanto tutti i cittadini, universi cives, avevano diritto a tenere pubbliche adunanze, i parlamenti, per difendere i loro interessi generali. Al parlamento prendevano parte, oltre al Governatore, gli Eletti del Popolo che a Faicchio erano 4 e gli Aggiunti o Decurioni che, in numero di 12, venivano scelti tra i cittadini più noti e illustri del popolo. Favicella, all’epoca, contava 214 fuochi (famiglie composte da 5-6 persone), e i numerosi casali, tra cui Fontanavecchia, Lisca, Faicchiola, Cinsetta, Le Masserie, Massa ed altre, raccoglievano gli abitanti intorno alle numerose cappelle e chiese. Già all’epoca il centro vantava una Collegiata (5 sacerdoti a cura di 5 chiese più altre 11 sine cura) fondata nel 1446 da Mons. Marcuzio Brancia, oltre al convento degli Alcantarini (oggi Convento di S.Pasquale e chiesa del S.S. Salvatore).
La cittadina di Faicchio fu tenuta in tanto pregio dal Vescovo Telesino Giovanni Beroardo, palermitano, che, nel 1548 la elesse come sua sede prediletta e durante i suoi dieci anni di governo della Diocesi risiede quasi sempre a Faicchio. Lo stesso fece nel 1548, il Vescovo telesino, di origine spagnola, Frà Giovanni Stefano De Urbieta. Nel 1612 il feudo divenne proprietà di Gabriele Maria De Martino, nobile napoletano che lo compro per 20100 ducati e si fregiò del titolo di Barone di Faicchio. Nel 1622 al barone Gabriele successe il primogenito Pietro De Martino.
Il 5 giugno 1688, si trovava in visita episcopale a Faicchio il vescovo di Cerreto Mons. Giovan Battista De Bellis, in quel giorno un terribile terremoto colpì gran parte del Sannio, il vescovo scampò alla morte grazie ai riflessi pronti di un suo maggiordomo, che lo sbalzò fuori da un edificio prima che quest’ultimo crollasse. Al feudatario Pietro De Martino successe il figlio Francesco De Martino. Nel 1722 il pronipote del primo feudatario, Gabriele De Martino e sua moglie Catarina Carrara, ottennero il titolo nobiliare di “Duchi di Faicchio”, a Gabriele successe il figlio Giuseppe Maria che sposò la duchessa Vincenza Danza.²
Ultimo del casato fu Salvatore De Martino che, non avendo figli maschi, consentì la successione al titolo ai Baroni Zona-Sanniti di Pietramelara che però non vennero mai a vivere stabilmente nel Castello.
Con l’abbandono del Castello, già simbolo di fortezza, Faicchio vide allontanarsi i Borboni. Nel 1860 la battaglia sul Volturno ne decise le sorti e Faicchio fu inserita nella Provincia di Benevento del neonato Regno d’Italia. All’unità d’Italia seguì il brigantaggio che dilagò nel Sannio come in tutte le regione meridionali e anche a Faicchio si ebbe una vittima di questo fenomeno, la notte del 6 settembre 1861 infatti, un gruppo di briganti assassinò l’abate e poeta Giulio Porto nella sua abitazione alla frazione Casali.³
Nei primi anni del 900 Faicchio era un centro prevalentemente agricolo, l’arrivo del fascismo fu visto più come un potere esterno calato dall’alto piuttosto che una ideologia in cui ci si rispecchiava. Da segnalare che l’unico faicchiano accusato di reati ideologici contro il fascismo fu un contadino di fede evangelica di nome Pacifico Marenna che venne prima arrestato e poi internato nel campo di Pisticci dal 1940 al 1942. ⁴
Spaventose furono le ore, dal 12 al 15 ottobre 1943, quando Faicchio, occupata dai Tedeschi, fu bombardata dagli alleati, ciò costrinse la popolazione locala a rifugiarsi nelle grotte e nelle cavità del Monte Monaco per ripararsi dalle piaghe belliche. La sera del 15 ottobre 1943, mentre cercavano di tornare al proprio paese, quattro giovani di San Salvatore Telesino, insieme a un contadino di Faicchio furono crivellati dalle mitragliatrici di una pattuglia tedesca nella chiesetta di San Francesco, in località Odi. Il 16 ottobre gli Alleati liberarono Faicchio dall’occupazione tedesca dopo uno scontro a fuoco durato circa quattro giorni, nel quale persero la vita circa venti civili, quattordici suore e un frate (Fra’ Semplicio) del convento di S. Pasquale. ⁵ Nell’ottobre del 1946, dopo la vittoria al referendum della Repubblica sulla Monarchia, si svolsero le prime elezioni amministrative della Faicchio repubblicana; terminava così il periodo bellico e il regime fascista.
Il 3 novembre 1970 alla presenza dell’allora ministro al turismo on. Gianmatteo Matteotti, fu inaugurata all’interno del Castello Ducale, per volere del prof. avv. Umberto Fragola, la Prima Facoltà di scienze turistiche d’Italia, grazie a cui Faicchio divenne un importante centro culturale e turistico. La facoltà ebbe la propria sede a Faicchio fino al 1977 quando si spostò a Napoli. ⁶
BIBLIOGRAFIA:
¹ B. De Nigris I secoli Feudali di Faicchio – 1981
² D. Franco Il Castello Ducale di Faicchio nel suo Declino – 1967
³ E. Del Giudice Orme nel tempo (Faicchio la cultura in tre secoli) – 2005
⁴ G. Petrucci Faicchio 1920–1946 Dall’avvento del fascismo alla nascita della Republica – 2016
⁵ F. Russo Faicchio 12 -13 -14 – 15 Ottobre 1943 – 2003
⁶ U. Fragola Faicchio e il suo Castello Ieri, oggi e domani– 1998

