MASSA

 A circa 4km. dal centro, Massa è la contrada più popolosa del comune. In epoca sannitica, quando le genti Osche, affini ai Sabini, erano organizzate con un patto di alleanza, il territorio di Massa ne costituiva un’articolazione. Successivamente il pagus si stabilì a valle con il nome di Massa . In questo periodo, data l’importanza della Via Latina che la attraversava, Massa ebbe un grande progresso sia artigianale che commerciale. Fin dai tempi della dominazione degli Angioini ebbe una propria autonomia e un proprio catasto, come si legge dal cedolario del 1320, ma nel 1483 fu data a Diomede Carafa da Ferdinando D’Aragona e rimase nelle mani dei Carafa fino all’abolizione della feudalità. Conservò la propria autonomia fino al 1811, quando si formò la circoscrizione di Cerreto Sannita e diventò comune di San Lorenzello e Massa. Nel 1834, con Regio Decreto fu annessa a Faicchio come frazione

 Nel 1500 aveva due parrocchie, la chiesa di S.Pietro, sita alle falde del M.Acero, e la chiesa di S. Nicola in località Terranova, ambedue distrutte dal terremoto del 1688. L’attuale chiesa Parrocchiale di S. Nicola, è intitolata al protettore della contrada, ricostruita nel 1700 in stile barocco, presenta una navata centrale facente parte della struttura originaria, e una laterale di più recente costruzione. La venerazione al Santo Patrono,  che si festeggia il 6 dicembre e l’ultima domenica di maggio, risale intorno all’anno 1100, poco dopo che il corpo di S. Nicola fu trafugato da Mira e portato a Bari.

 Il Ponte di Fabio Massimo, che valica la stretta gola del fiume Titerno sulla antica via Latina, risale al III secolo a. C., e consentiva le comunicazioni tra le popolazioni primitive della Pianura Telesina con il Matese e il Monte Erbano. È largo circa un metro e mezzo, a due luci, di cui la maggiore è ad arco a tutto sesto, e costituisce la vera e propria arcata che sovrasta il letto roccioso del Titerno. I suoi piloni  poggiano su due speroni di roccia e sono costruiti in opera di perfetta struttura poligonale. La tradizione vuole che il suo nome derivi dal dittatore Romano Fabio Massimo, che percorse il territorio del paese per contrastare l’avanzata dell’esercito cartaginese di Annibale nel corso della II guerra punica.

Nei pressi di una rupe sita in via Fontana, a pochi metri dal centro della frazione sgorga la Fonte Osca, un’antichissima polla d’acqua salutare, leggerissima e freschissima del popolo Osco.