Siti archeologici

MURA MEGALITICHE

L’arce (dal latino arx, arcis che indica la parte più elevata della città) di Monte Acero, sita a 736 metri di quota, con la cinta fortificata delle mura megalitiche (VI sec. A.C.) è stata definita dagli studiosi uno dei più importanti esempi dell’architettura militare sannitica. Altrettanto possenti e sempre in opera poligonale, sono le mura visibili lungo la strada che porta al Convento di San Pasquale, a circa 300 metri a monte del centro abitato, anche questi, riconoscibili resti di un’arce di età sannitica. La tecnica costruttiva dei Sanniti è detta poligonale perché accostava a secco conci poligonali di non piccole dimensioni.

PONTE FABIO MASSIMO

Il ponte dopo il restauro del 2008
Il Ponte prima del restauro del 2008

Costruito sul Titerno all’indomani delle guerre sannitiche ( 343 – 290 a.C.) e probabilmente in sostituzione di un precedente ponte di origine sannita, il ponte Fabio Massimo, agevolava le comunicazioni tra il monte Acero e il monte Monaco. Il ponte è formato da tre campate, di cui solo la maggiore ad arco a tutto sesto costituisce la vera e propria arcata che sovrasta il letto roccioso del Titerno; è largo circa un metro e mezzo e poggia su due speroni di rocce il basamento dei suoi piloni, costruiti in opera di perfetta struttura poligonale innestati saldamente sul banco di calcare: sotto il pilone di sinistra l’opera poligonale non investe tutto il piano di fondazione ma si limita al fronte interno dell’arcata principale ed è completata per il resto da una platea in opera cementizia.  La tradizione vuole che il suo nome derivi dal dittatore romano Fabio Massimo che percorse il territorio del paese per contrastare l’avanzata dell’esercito del Cartaginese Annibale, nel corso della II guerra punica. Nel 2008 il ponte è stato sottoposto a lavori di consolidamento e restauro che gli hanno conferito un aspetto molto più moderno e contemporaneo.

ACQUEDOTTO ROMANO

Si tratta di una stretta ed angusta galleria lunga oltre un chilometro accessibile da un varco praticato in epoca ignota, ma senza dubbio remotissima, presso la località Fontanavecchia. La sua sezione trasversale non eccede la larghezza di m. 0.80 e l’altezza max di m.2.00 con la sommità ad andamento arcuato. La base, leggermente concava, presenta una modesta pendenza verso la pendice della montagna, nelle cui pareti s’innesta.

Lo scavo è ricavato nel banco sedimentario alla base del monte Monaco e si presenta di notevole coerenza. Alquanti pozzi verticali, profondi oltre una ventina di metri, si susseguono lungo la galleria che in prossimità del suo termine superiore si dirama come le dita di una mano. Lì viene captata la falda acquifera di cospicua entità e quindi convogliata tramite l’intero percorso verso l’altra estremità con discreta portata e deflusso perenne.» (Flavio Russo, Faicchio fortificazioni sannite e romane, 1999 )

Lungo il suo percorso sotterraneo attraversa parte dell’abitato cittadino rilevando la sua presenza in prossimità di almeno tre bocche a vista, una delle quali situata a sinistra della Fontana del popolo nei pressi della chiesa di S. Giovanni.

L’acquedotto, utilizzato come tale anche in epoca recente, è risalente sicuramente al III sec. a.C. ed è oggi percorribile solo parzialmente a causa di numerose frane che ne hanno ostruito il cammino. Flavio Russo, nel suo più volte citato libro, offre una singolare interpretazione alternativa dell’origine di questo cunicolo: in origine poteva trattarsi di una galleria di coltivazione mineraria, le cui diverse ramificazioni che si diramano nel sottosuolo seguivano «l’andamento di piccolissimi filoni auriferi od argentiferi». Questa tesi è diametralmente opposta a quella avanzata dal Prof. Domenico Caiazza secondo cui la galleria sarebbe stata costruita proprio per portare l’acqua ad alcuni nuclei abitati in epoca romana. Nel 2008 è stata riqualificata l’area adiacente la chiesa S. Maria di Costantinopoli; l’intervento oltre a creare un nuovo percorso che conduce all’ingresso della galleria ha riportato alla luce anche un antica fontana di epoca medievale, alimentata dall’acquedotto.

Ingresso dell’Acquedotto situato nel vallone Fronna
Interno dell’Acquedotto – Photo Credit: P. Buonpane Associazione “Matese Nostrum”
Interno dell’Acquedotto – Photo Credit: P. Buonpane Associazione “Matese Nostrum”
La fontana alimentata dall’Acquedotto
La fontana alimentata dall’Acquedotto

GROTTA DELLE FATE

Foto concesse da Paolino Ciarlo

Una antica leggenda medievale racconta che sul Monte Acero avevano stabilito la loro residenza un gruppo di fate e che queste, per approvvigionarsi di acqua dal sottostante Titerno, calassero un secchio lungo i fianchi della montagna legato ad un filo di capelli. La leggenda trae spunto dalla presenza di una grotta, detta delle fate, probabilmente un tempio sotterraneo del periodo sannita, e da un tratturo, visibile sulle pendici del monte, che, complice una emanazione di gas sulfureo, risulta a tutt’oggi privo di vegetazione.

CHIESA DI SAN GIORGIO

La chiesa di S.Giorgio, di antica fondazione, sorge extra moenia sulla strada che conduce dal centro di Faicchio alla citta’ di San Lorenzello.

I resti della chiesa sono stati oggetto di restauro nei primi anni 2000, da una relazione tratta dagli atti di S.Visita di Monsignore De Bellis, datata 1685 la chiesa e’ citata come Oratorio San Giorgio, «posto accanto all’ospedale ed unito alla matrice di Santa Maria, chiesa Collegiata sin dal 1446» San Giorgio sorgeva propre moenia ossia accanto alle mura cittadine nel sito denominato allo moncillo. Monsignore De Bellis descrive la chiesa «tutta dipinta con immagini sacre». In questa chiesa nel 1727 venne fondata la veneranda Congrega dei Sette Dolori, che dopo l’ultimazione della vicina Chiesa di Santa Lucia spostò in quella chiesa la propria sede.

La descrizione riporta anche la presenza di un dipinto su tela raffigurante San Giorgio che ammazza il drago. La chiesa aveva una architettura modesta se, come risulta dalla descrizione, era dotata di un’unica porta di accesso ed una campanula. Particolarmente interessante è la decorazione pittorica ancora visibile sull’intonaco fatiscente dell’absidiola, ormai unico elemento superstite dell’intera architettura.  fondazione del sito datato all’età medievale. La chiesa è situata nelle vicinanze dell’antica via Latina, strada romana riutilizzata durante il Medioevo come via che conduceva a Benevento e da questa città fino in Puglia, per condurre i pellegrini in Terra Santa. L’insediamento, nel suo complesso, è testimonianza unica e preziosa di età medievale e conserva tuttora, nonostante i saccheggi delle pietre dell’antica costruzione, le caratteristiche dell’abside della chiesa originaria.

La chiesa vista da Via S. Lucia
L’Abside della chiesa con gli affreschi

CHIESA DI SAN PIETRO

I resti della chiesa
Le tracce di Affreschi presenti nell’abside
Di Antonio De Capua – Opera propria, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=55644430

La chiesa di San Pietro sorge ai piedi del Monte Acero nei pressi di una diramazione dell’antica via Latina, non lontano dal cosiddetto ponte Fabio Massimo che attraversa il fiume Titerno. Le sue vicende nel tempo, in linea di massima, sono state ricostruite in seguito a campagne di scavi archeologici che hanno avuto luogo nel 2011 e nel 2012. Oggi della chiesa rimangono alcuni resti, fra cui spicca l’abside con tracce di affreschi. Non molto si può aggiungere sulla chiesa basandosi sulle fonti documentarie. La chiesa di San Pietro viene menzionata esplicitamente soltanto nel 1325, all’epoca intorno alla chiesetta doveva sorgere un piccolo nucleo abitato facente parte del casale di Massa Inferiore (attuale Massa di Faicchio). Nel 1446, come tutte le chiese del feudo di Faicchio, fu annessa alla collegiata di Santa Maria Maggiore nell’attuale centro di Faicchio. La causa della sua rovina non è nota dalle fonti, ma può essere identificata nel terremoto del Sannio del 1688

LA VIA CRUCIS

Da Via D.A. Palmieri, nel centro storico del paese, parte il suggestivo itinerario della Via Crucis che si snoda tutta lastricata che conduce al convento di San Pasquale. Si tratta di una serie di piccole cappelle, poste ai lati della stradina, composte da un arco a tutto sesto in muratura, con copertura a falde realizzata in coppi in laterizi, contengono quadri raffiguranti la Via Crucis secondo l’iconografia religiosa tradizionale. Il percorso della Via Crucis è tradizionale meta di fedeli soprattutto la sera del Venerdì Santo.

Prima Stazione vista da Vico Tiglio
Una delle stazioni della via Crucis

IL MONUMENTO AL REDENTORE

Nel dicembre del 1901, sotto la spinta dell’allora Pontefice Leone XIII, che invitò i popoli a erigere Croci e Monumenti a Cristo, si formò il comitato per l’erezione su Mont’Acero di un monumento al Redentore. Nell’anno successivo fu ordinata la grandiosa statua, del peso di 16 q.li, in ghisa bronzata, alta 3 metri, alla ditta Zanazio di Roma; fusa negli stabilimenti di Vaccoulers sulla Mosa, in Francia; la statua giunse alla stazione ferroviaria di Telese il 10 settembre del 1902. Nel frattempo si era provveduto alla realizzazione del piedistallo piramidale alto ben 10 metri.